Come lo Yoga ha trasformato la mia vita
Non sono mai stata una da divano.
Sono sempre stata una persona sportiva, curiosa e in movimento. Nell'attività fisica ho sempre cercato soprattutto divertimento, nuovi stimoli e quella bellissima sensazione di sentire il corpo vivo.
Credo che il nuoto, soprattutto in mare, e la bicicletta siano sempre stati i miei preferiti.
Amo il mare, così come amo scoprire posti nuovi. E la bicicletta, in questo, è sempre stata una meravigliosa compagna di viaggio: mi ha portata davvero dappertutto.
Persino quando vivevo a San Paolo andavo a lavorare in bicicletta. Certo, c'era un piccolo inconveniente: una volta arrivata al lavoro dovevo necessariamente farmi una doccia!
Ma questa è un'altra storia.
Torniamo allo Yoga.
Nella mia vita ho provato davvero tante attività: pallavolo, Pilates, CrossFit, triathlon, canoa... Esperienze molto diverse tra loro, tutte belle e ognuna capace di lasciarmi qualcosa.
Non è stato amore a prima vista
Devo essere sincera: le prime volte che ho praticato Yoga non mi ha fatto impazzire.
Non avevo sentito quella connessione di cui tante persone parlavano e non avevo avuto la sensazione di aver trovato qualcosa di particolarmente diverso dalle altre discipline.
Oggi penso che dipenda molto anche dall'insegnante che incontriamo e da come veniamo accompagnati nella pratica.
Poi, quasi per caso, nel 2020 mi sono trovata in un posto che per me sarebbe diventato molto importante: Hari Om.
Era un periodo particolare della mia vita.
Mi sentivo abbastanza persa.
Stavo attraversando un divorzio, la mia vita lavorativa era incasinata e, un po' come per tutti in quel periodo, c'erano il Covid, i lockdown e una quotidianità completamente stravolta.
Avevo la sensazione che nessun posto fosse per me e, allo stesso tempo, che io non fossi adatta a nessun posto.
Poi sono arrivata lì.
Hari Om e gli insegnanti che ho incontrato sono stati per me come una luce, un faro nel buio.
Ho sentito quasi subito che quello era lo Yoga che stavo cercando.
O forse, semplicemente, era arrivato nel momento in cui ero finalmente pronta a incontrarlo.
Da lì ho cominciato a praticare con continuità, a studiare e ad approfondire. E attraverso lo Yoga mi sono avvicinata sempre di più anche al meraviglioso mondo dell'Ayurveda.
Quello che era iniziato quasi per caso è diventato parte della mia vita.
Mi sono diplomata proprio lì e, ancora oggi, continuo a tornare per studiare, praticare e proseguire la mia formazione.
E questa per me è una cosa importante: non sentirsi mai arrivati.
Continuare a essere allievi.
Continuare a imparare.
Continuare a lasciarsi sorprendere.
Quel qualcosa che mi mancava
Con il tempo ho capito che nello Yoga avevo trovato quel qualcosa che nelle altre discipline mi mancava.
Per molto tempo mi sono chiesta che cosa fosse.
Forse è la spiritualità che accompagna questa pratica.
Forse è l'attenzione costante al respiro.
Forse è quel momento in cui, mentre il corpo si muove, la mente finalmente smette di correre da un'altra parte.
Probabilmente è l'insieme di tutte queste cose.
So soltanto che quando pratico Yoga mi riconnetto con me stessa.
Ed è questa la grande differenza che ho sentito.
Nelle altre attività cercavo spesso qualcosa fuori di me: una nuova esperienza, una sfida, un risultato, un luogo da raggiungere, un limite da superare.
Nello Yoga ho iniziato a guardare dentro.
E, paradossalmente, proprio quando ho smesso di concentrarmi soltanto sulla prestazione, ho scoperto di poter andare molto più lontano di quanto pensassi.
E non parlo di qualcosa di fisico.
Parlo soprattutto della mente.
A volte entro in una posizione convinta di non avere abbastanza forza.
Oppure penso: “Oggi il mio corpo non arriverà fin lì”.
Poi respiro.
Rimango.
Ascolto.
E scopro qualcosa di nuovo.
Non necessariamente riesco a fare un'Asana più difficile. Non è questo il punto.
Scopro che posso rimanere quando la mia prima reazione sarebbe quella di uscire.
Che posso respirare dentro una difficoltà.
E forse è proprio questo uno degli insegnamenti che porto maggiormente nella mia vita.
Quante volte davanti a una difficoltà pensiamo: “Non ce la faccio, non ho abbastanza forza”?
E invece rimaniamo.
Respiriamo.
Facciamo un passo alla volta.
E scopriamo che quella forza, da qualche parte dentro di noi, c'era già.
Lo Yoga mi ha insegnato anche a riconoscere un limite senza viverlo necessariamente come una sconfitta.
E qualche volta a scoprire che quello che pensavo fosse un mio limite... era soltanto un'idea che avevo di me stessa.
Lo Yoga è diventato qualcosa che porto fuori dal tappetino
Questa, forse, è stata la trasformazione più importante.
A un certo punto mi sono accorta che ciò che imparavo durante la pratica iniziava ad accompagnarmi anche nella vita.
Respirare prima di reagire.
Ascoltare il corpo.
Accettare che non tutti i giorni siamo uguali.
Sapere quando posso andare un po' oltre e quando, invece, è il momento di fermarmi.
Non confrontarmi continuamente con ciò che riescono a fare gli altri.
E soprattutto tornare a me stessa.
Lo Yoga non mi ha tolto la voglia di andare in bicicletta, nuotare nel mare, pagaiare o sperimentare cose nuove.
Anzi.
Continuo ad amare il movimento, l'avventura e quella sensazione meravigliosa di scoprire un posto in cui non sono mai stata.
Ma lo Yoga mi ha insegnato un altro tipo di viaggio.
Un viaggio in cui non servono una bicicletta, una canoa o un biglietto aereo.
A volte bastano un tappetino, il mio corpo e il mio respiro.
E forse è proprio questo il viaggio più lungo che abbia mai iniziato:
quello verso me stessa.