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Il meraviglioso mondo dei massaggi

Il meraviglioso mondo dei massaggi

Il tocco come gesto di cura nella vita quotidiana

Oggi vi vorrei raccontare il meraviglioso mondo dei massaggi e di come il tocco possa diventare un prezioso alleato nella nostra quotidianità.

Quando pensiamo a un massaggio, spesso immaginiamo un momento da concederci ogni tanto: una coccola, un lusso, qualcosa da fare quando siamo particolarmente stanchi o quando la schiena comincia a protestare.

Per me il massaggio è molto di più.

Negli anni, studiando e praticando tecniche diverse, dall’Ayurveda al Massaggio Thai, ho imparato soprattutto una cosa: il corpo ha bisogno di essere ascoltato.

E il tocco è una delle forme più antiche e immediate di ascolto.

Il nostro corpo ci parla ogni giorno

Passiamo molte ore seduti, guidiamo, lavoriamo davanti a uno schermo, solleviamo pesi, corriamo da un impegno all’altro. Anche quando ci fermiamo, non sempre riusciamo veramente a rilassarci.

Il corpo registra tutto questo.

Una spalla che rimane sollevata, la mandibola serrata, la schiena rigida, le gambe pesanti, il respiro corto: a volte sono piccoli segnali che impariamo quasi a ignorare.

Il massaggio crea uno spazio nel quale possiamo finalmente fermarci e riportare attenzione al corpo.

Non significa necessariamente scegliere un trattamento intenso. A volte abbiamo bisogno di un tocco lento e avvolgente, altre volte di pressioni, mobilizzazioni e allungamenti. In altri momenti ancora abbiamo semplicemente bisogno di sentirci sostenuti e di non dover fare nulla.

Ed è proprio qui che, secondo me, comincia la bellezza del massaggio: non esiste un unico massaggio adatto a tutti e in ogni momento.

Dal massaggio ayurvedico al Thai: linguaggi diversi del corpo

Ogni tradizione utilizza un linguaggio differente.

Nell’Abhyanga, per esempio, il calore dell’olio e la continuità del movimento creano un’esperienza completamente diversa da quella del Massaggio Thai, dove entrano in gioco pressioni, mobilizzazioni e allungamenti passivi.

Con il Pa Kha Ma, invece, il telo diventa uno strumento attraverso il quale sostenere e accompagnare il corpo nel movimento.

Sono tecniche diverse, ma hanno qualcosa in comune: la persona è al centro del trattamento.

È anche da questo incontro tra esperienze differenti che è nato il mio Flow & Fly, una tecnica personale nella quale unisco l’allungamento dolce e passivo dello Yoga alla fluidità del Pa Kha Ma.

Ricevere, ma anche imparare a toccarsi

C'è poi un aspetto del massaggio che amo particolarmente: non deve necessariamente iniziare e finire sul lettino di un professionista.

Possiamo riportare il tocco nella nostra quotidianità.

Massaggiare i piedi la sera.

Scaldare un po' di olio tra le mani e prenderci cura delle gambe.

Massaggiare il viso lentamente.

Appoggiare le mani sull'addome e respirare.

Concederci qualche minuto di automassaggio prima della doccia.

Piccoli rituali che ci riportano al corpo.

Nella tradizione ayurvedica l’Abhyanga, l’oleazione del corpo, fa infatti parte delle pratiche di cura quotidiana. È un concetto che sento molto vicino al mio modo di vivere l’Ayurveda: non aspettare di avere bisogno di fermarti per iniziare a prenderti cura di te.

Il massaggio come pratica quotidiana

E continuerei ancora raccontandovi come, nella tradizione ayurvedica, il massaggio non sia qualcosa da ricevere soltanto dalle mani di un’altra persona.

Nel Dinacharya, l’insieme delle pratiche quotidiane dell’Ayurveda — che approfondirò in un altro momento — l’automassaggio con olio, Abhyanga, occupa un posto molto importante.

Ed è una delle pratiche che amo di più.

Prendersi qualche minuto per massaggiare il proprio corpo significa prima di tutto fermarsi e ascoltarsi. Sentire dove siamo più rigidi, dove accumuliamo tensione, dove abbiamo bisogno di calore, di movimento o semplicemente di attenzione.

Non deve necessariamente essere un rituale lungo. Anche pochi minuti possono diventare un appuntamento con noi stessi: massaggiare i piedi prima di dormire, il viso al mattino, le mani dopo una giornata di lavoro oppure dedicare più tempo all’intero corpo quando ne sentiamo il bisogno.

L’olio caldo, il movimento delle mani sulla pelle, il respiro che lentamente si calma: sono gesti semplici, ma trasformano la cura del corpo in un momento di presenza.

Ed è proprio questo uno degli aspetti dell’Ayurveda che sento più vicino: la cura non comincia quando qualcosa non va. La cura fa parte della quotidianità.

Forse dovremmo imparare a toccare il nostro corpo non soltanto per controllarlo, correggerlo o giudicarlo, ma anche semplicemente per dirgli:

“Sono qui. Ti ascolto. Mi prendo cura di te.”

Del Dinacharya e dei suoi piccoli grandi rituali quotidiani vi parlerò presto in un articolo dedicato.

Il valore del tocco

Viviamo in un tempo nel quale tocchiamo continuamente schermi, telefoni e tastiere, ma forse tocchiamo sempre meno noi stessi e gli altri con presenza.

Per questo credo che il massaggio conservi qualcosa di profondamente umano.

Non è soltanto una tecnica.

È tempo, presenza, ascolto e relazione.

Quando riceviamo un massaggio possiamo concederci, almeno per un momento, di non dover raggiungere nessun risultato. Possiamo semplicemente respirare e sentire.

Ed è forse questa una delle cose più belle che il massaggio può insegnarci nella vita quotidiana:

Il tempo che dedichiamo alla cura di noi stessi non è tempo perso: è un modo per ricordarci, ogni giorno, che anche noi meritiamo le nostre attenzioni, senza aspettare che quelle attenzioni arrivino dall'esterno.

Nayna. Un nome, tante strade. Uno sguardo oltre la vista.