Passa al contenuto

Il mio nome e la mitologia

Le stranezze della vita. E questo cosa  cosa centra la mitologia indiana?

La leggenda di Naina Devi, gli occhi, i sogni e quella strana sensazione che alcune cose arrivino prima ancora di comprenderle

Nel primo articolo vi ho raccontato perché questo spazio si chiama Il Blog di Nayna e perché il mio nome, così insolito per una bambina nata in Brasile, mi accompagna da sempre con una domanda: da dove arriva?

Avevo circa quindici anni quando iniziai a cercare risposte.

Allora non potevo immaginare che quella piccola curiosità mi avrebbe portata, molti anni dopo, a incontrare lo Yoga, l’Ayurveda e una cultura lontanissima dal luogo in cui ero nata.

E qui le cose cominciano a diventare un po’ strane.

Perché cercando le origini del mio nome mi sono imbattuta nella storia di Naina Devi.

La leggenda di Naina Devi

Nell’Himachal Pradesh, nel nord dell’India, sorge il tempio di Shri Naina Devi, uno dei luoghi sacri legati al culto della Shakti, l’energia divina femminile.

La sua storia affonda nella mitologia indiana e nella leggenda di Sati, figlia del re Daksha e sposa di Shiva.

Secondo la tradizione, Daksha organizzò un grande sacrificio rituale al quale Shiva non fu invitato. Sati decise comunque di partecipare, ma davanti all’umiliazione e al disprezzo rivolti dal padre al marito, entrò nel fuoco sacrificale e morì.

Shiva, devastato dalla perdita, prese con sé il corpo di Sati e iniziò a vagare compiendo la sua danza cosmica.

Per fermare la forza distruttiva del suo dolore, Vishnu intervenne con il Sudarshana Chakra, dividendo il corpo di Sati. Secondo la tradizione, i luoghi nei quali caddero le diverse parti del suo corpo divennero gli Shakti Peetha, luoghi sacri dedicati alla Dea.

E proprio qui arriva la parte che mi ha affascinata di più.

Secondo la leggenda, sul monte Trikut caddero gli occhi di Sati.

Da qui sarebbe nato il nome Naina Devi, la Dea legata agli occhi e allo sguardo. Nel santuario la sua presenza è infatti rappresentata anche attraverso due nayan: due occhi.

E io continuo a tornare agli occhi

Forse è soltanto una bella coincidenza.

Ma quando ho scoperto questa storia non ho potuto evitare di pensare a quanto lo sguardo abbia sempre avuto a che fare con il mio modo di stare al mondo.

Guardare.

Osservare.

Cercare di capire cosa c’è dietro ciò che appare.

Guardare da dove vengo, le persone che ho incontrato, le strade che ho scelto e quelle che, invece, la vita ha scelto per me.

Ci sono state esperienze che mi hanno ispirata e altre che, semplicemente, la vita mi ha fatto subire.

Ma questa è un’altra storia.

O forse saranno molte altre storie.

E poi ci sono i sogni

Qui entriamo in un territorio ancora più strano.

Molte delle immagini, delle sensazioni e delle domande che negli anni mi hanno accompagnata sono arrivate attraverso i sogni.

Sogni molto vividi.

Alcuni li ricordo ancora oggi come se fossero accaduti realmente, quasi appartenessero a un’altra dimensione della mia esperienza.

Ricordo di aver cominciato ad averli già da ragazzina. Di quando ero ancora più piccola non ricordo tutto.

Anche se, a dire il vero, ricordo tanto. Forse troppo.

Non so se quei sogni abbiano un significato particolare. Non so se siano memoria, immaginazione, inconscio o semplicemente il meraviglioso caos che la nostra mente è capace di creare mentre dormiamo.

E non sento nemmeno il bisogno di trovare per forza una risposta.

Mi interessa di più continuare a farmi domande.

Più cerco, meno so

Negli anni ho letto, studiato, viaggiato e cercato di approfondire molte di queste cose.

E sapete a quale conclusione sono arrivata?

Ho capito che non ho capito niente.

E forse è proprio questa la parte più interessante.

Quando siamo giovani pensiamo che cercare significhi arrivare da qualche parte. Trovare una risposta. Mettere finalmente un punto.

Oggi penso quasi il contrario.

Ogni risposta apre una nuova domanda.

Ogni incontro cambia un pezzo della strada.

Ogni viaggio sposta il punto dal quale guardiamo il mondo.

Forse non esiste un momento in cui possiamo dire: ecco, adesso ho capito tutto.

E meno male.

Perché forse la ricerca non serve ad arrivare.

La ricerca è già l’arrivo.

Ed è probabilmente questo che voglio fare qui, nel Blog di Nayna.

Guardare.

Ricordare.

Viaggiare.

Cucinare.

Studiare.

Sbagliare.

Cambiare idea.

Raccontare quello che incontro.

E continuare a farmi domande.

Perché se Nayna ha davvero qualcosa a che fare con gli occhi, allora forse questo blog non poteva che essere il mio modo di raccontare la vita attraverso il mio sguardo.

Il mondo attraverso i miei occhi
Nayna