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Prendersi cura del corpo per fare spazio nella mente

Prendersi cura del corpo per fare spazio nella mente

Ci prendiamo davvero cura di noi?

È una domanda semplice, ma la risposta non è sempre così scontata.

Prendersi cura di sé non significa soltanto mangiare bene, fare attività fisica, praticare Yoga o concedersi un massaggio. La cura, per me, parte dal corpo ma arriva molto più lontano.

Il corpo è il luogo in cui viviamo ogni esperienza.

Trattiene le nostre abitudini, le tensioni, la stanchezza, ma anche la gioia, il piacere e la vitalità.

E spesso ci parla molto prima che noi decidiamo di ascoltarlo.

La cura comincia dalle piccole cose

Quello che mangiamo, come respiriamo, quanto dormiamo, il modo in cui ci muoviamo durante la giornata: tutto contribuisce al nostro equilibrio.

Ma c'è un altro nutrimento, meno evidente, al quale spesso prestiamo poca attenzione: quello che diamo ogni giorno alla nostra mente.

Anche i pensieri sono una forma di nutrimento.

Possiamo scegliere con attenzione ciò che mettiamo nel piatto e, nello stesso tempo, trascorrere la giornata alimentando preoccupazioni, giudizi, paure, confronti e pensieri che si ripetono continuamente.

Possiamo avere cura del corpo e dimenticare completamente di osservare il modo in cui parliamo a noi stessi.

Per questo credo che corpo e mente non possano essere considerati due mondi separati.

Quando iniziamo a prenderci cura del corpo con presenza, qualcosa cambia anche dentro di noi.

Meditare non significa riflettere su ciò che non va

A volte si pensa alla meditazione come a un momento in cui fermarsi a riflettere, cercare risposte, capire cosa non va o trovare una soluzione ai nostri problemi.

Per me è quasi il contrario.

Meditare significa fare spazio.

Lasciare andare, almeno per un momento, la necessità di trovare una risposta a tutto.

Non dobbiamo combattere i pensieri né rifiutarli. Possiamo semplicemente accorgerci che ci sono, osservarli e lasciarli passare.

Possiamo renderci conto di quanta energia spendiamo per cose che forse non ci servono più: paure, anticipazioni, vecchie conversazioni, giudizi, aspettative, scenari che probabilmente non accadranno mai.

Quante volte ripetiamo nella nostra testa la stessa storia?

Quante volte cerchiamo una soluzione continuando a pensare nello stesso modo?

Meditare crea uno spazio tra noi e tutto questo.

E in quello spazio può arrivare qualcosa di prezioso: la chiarezza.

Non necessariamente una risposta immediata.

Non una soluzione magica.

Ma la possibilità di respirare.

Per me la meditazione è quel tempo che prendo per il mio respiro.

Un tempo in cui non devo risolvere nulla.

Non devo arrivare da nessuna parte.

Non devo essere diversa da ciò che sono in quel momento.

Respiro.

Ascolto.

Lascio passare.

E, poco alla volta, quello spazio che creo attraverso il respiro diventa spazio anche nella mente.

A volte abbiamo bisogno proprio di questo prima di ripartire: non di pensare di più, ma di creare abbastanza silenzio da riuscire finalmente a vedere con maggiore chiarezza.

Perché continuiamo a percorrere la stessa strada?

Nel mio lavoro incontro spesso persone che desiderano cambiare qualcosa della propria vita.

Vogliono stare meglio, avere più energia, sentirsi meno stanche, diminuire lo stress, mangiare diversamente, muoversi di più o semplicemente ritrovare un po' di tempo per sé.

Ma quando iniziamo a parlare di cambiare concretamente qualche piccola abitudine, molto spesso arrivano le scuse.

“Non ho tempo.”

“Adesso non riesco.”

“Quando le cose si sistemeranno inizierò.”

“Per me è difficile.”

E posso comprenderlo.

Cambiare è difficile.

Ma c'è una domanda che credo dovremmo avere il coraggio di farci:

Se continuo a fare ciò che ho sempre fatto, perché mi aspetto che qualcosa cambi?

A volte conosciamo già il risultato di una determinata strada. L'abbiamo percorsa tante volte. Sappiamo dove ci porta.

Eppure continuiamo a imboccarla.

Forse perché ciò che conosciamo, anche quando non ci fa stare bene, ci sembra più sicuro di qualcosa che ancora non conosciamo.

Il cambiamento richiede di lasciare almeno un po' di spazio all'incertezza.

Le scuse che raccontiamo a noi stessi

Quando parlo di “scuse” non lo faccio con giudizio.

Le abbiamo tutti.

Anch'io.

Sono quelle spiegazioni che costruiamo per poter continuare a fare ciò che già conosciamo.

A volte sono talmente convincenti che non ci accorgiamo nemmeno che le stiamo usando.

Diciamo di non avere tempo, ma forse il problema non è sempre il tempo.

Diciamo di non riuscire a meditare perché abbiamo troppi pensieri, quando forse è proprio per questo che abbiamo bisogno di fermarci.

Diciamo che inizieremo a prenderci cura di noi quando saremo meno impegnati.

Ma quando arriverà quel momento perfetto?

Forse non arriverà.

Forse dobbiamo crearlo.

Fare qualcosa di diverso

Non significa cambiare completamente vita da domani.

Anzi, credo poco nei cambiamenti enormi fatti tutti insieme.

Credo molto di più nei piccoli gesti che diventano parte della nostra quotidianità.

Cinque minuti di silenzio.

Un pasto mangiato senza telefono.

Una passeggiata.

Un respiro prima di rispondere.

Andare a dormire un po' prima.

Ascoltare il corpo quando ci chiede di rallentare.

Preparare qualcosa di buono per noi.

Prendersi dieci minuti per meditare.

Piccole cose.

Ma se ogni giorno scegliamo una piccola cosa diversa, stiamo già iniziando a percorrere una strada nuova.

La cura è anche responsabilità

Per me prendersi cura di sé significa anche questo: diventare responsabili del proprio benessere.

Non significa poter controllare tutto ciò che ci accade.

La vita ci mette davanti situazioni che non scegliamo, cambiamenti, difficoltà e momenti dolorosi.

Ma possiamo scegliere come prenderci cura di noi mentre li attraversiamo.

Possiamo continuare a ripetere ciò che conosciamo oppure fermarci e chiederci:

Quello che sto facendo mi sta portando dove voglio andare?

E se la risposta è no, forse possiamo provare qualcosa di diverso.

Non serve avere immediatamente tutta la strada davanti a noi.

A volte basta avere abbastanza chiarezza per vedere il prossimo passo.

Ed è anche per questo che medito.

Non per avere tutte le risposte.

Non per cancellare i pensieri.

Ma per creare dentro di me abbastanza spazio da poter ascoltare.

Respirare.

Osservare.

E poi ripartire.

Magari questa volta scegliendo una strada diversa.

Comincia dal corpo: trova il tuo Yoga

Tra quei piccoli gesti quotidiani, per me, un posto importante lo occupa la pratica dello Yoga.

Spesso sento dire: “Non sono abbastanza flessibile”, “Quello Yoga è troppo lento per me”, “Non riesco a stare fermo”, oppure, al contrario, “Il Vinyasa è troppo dinamico”.

Ma non esiste un solo modo di praticare Yoga.

Possiamo scegliere una pratica lenta, fatta di ascolto, respiro e posizioni mantenute più a lungo. Oppure possiamo avere bisogno di movimento, fluidità e di una pratica Vinyasa più dinamica.

Possiamo attraversare periodi della nostra vita in cui abbiamo bisogno di energia e altri in cui il corpo ci chiede di rallentare.

Non importa quale stile scegli: trova quello che, in questo momento, fa al caso tuo.

Lo Yoga non dovrebbe diventare un'altra cosa da fare bene, un'altra prestazione o un altro motivo per giudicarci.

Dovrebbe essere un momento in cui torniamo al corpo.

Sentire dove siamo rigidi.

Accorgerci di come respiriamo.

Percepire una tensione che magari portiamo con noi da giorni senza nemmeno rendercene conto.

Muoverci.

Fermarci.

Respirare.

E ascoltare.

Anche qui non serve iniziare con grandi obiettivi.

Non devi essere flessibile per iniziare Yoga.

Non devi conoscere le Asana.

Non devi riuscire a meditare.

Non devi praticare un'ora tutti i giorni.

Devi soltanto cominciare.

Scegli una pratica che senti vicina a te. Prova. Se non ti trovi bene, prova qualcosa di diverso. Ascolta come risponde il tuo corpo e concediti il tempo di scoprire ciò di cui hai bisogno.

Che sia uno Yoga lento o un Vinyasa, poco importa.

L'importante è iniziare a creare quello spazio nella tua giornata in cui il corpo non viene soltanto utilizzato per fare, correre e produrre, ma finalmente ascoltato.

Perché a volte il primo passo per fare spazio nella mente è proprio tornare nel corpo.

Comincia. Anche da pochi minuti. Ma comincia.

Come faccio a meditare?

Meditare non è sempre facile.

Ci sono persone che fanno fatica a stare sedute, che si sentono irrequiete, che dopo pochi minuti iniziano ad avvertire fastidio alle gambe o alla schiena. Altre, appena chiudono gli occhi, hanno la sensazione che i pensieri diventino ancora più numerosi.

È normale che all'inizio possa accadere.

Il mio consiglio è di provarci comunque, senza pretendere troppo da noi stessi.

Possiamo iniziare semplicemente sedendoci.

Troviamo una posizione comoda, magari utilizzando un cuscino sotto gli ischi per sollevare leggermente il bacino. Lasciamo che la colonna si distenda verso l'alto senza irrigidirla e portiamo leggermente il mento verso lo sterno, in modo da mantenere il collo lungo e rilassato.

Non è necessario assumere una posizione perfetta.

È molto più importante trovare una posizione che ci permetta di rimanere presenti senza creare inutili tensioni nel corpo.

Possiamo tenere le gambe incrociate, evitando di sovrapporre i piedi.

All'inizio consiglio di provare senza musica, possibilmente in un ambiente tranquillo e silenzioso.

E poi semplicemente ascoltare il respiro.

Non dobbiamo modificarlo.

Non dobbiamo respirare più profondamente.

Non dobbiamo fare nulla di particolare.

Possiamo osservare l'aria che entra e l'aria che esce dalle narici.

Sentirne la temperatura.

Percepirne il passaggio.

Possiamo immaginare e seguire il percorso dell'aria dal naso verso l'interno del corpo, fino a percepire il movimento dell'addome, e poi accompagnarla nuovamente verso l'esterno.

Senza forzature.

Il respiro diventa così il nostro punto di riferimento.

La mente inevitabilmente si allontanerà.

Arriverà un pensiero, poi un altro. Ci ricorderemo qualcosa che dobbiamo fare. Penseremo a quello che è successo ieri o a quello che potrebbe succedere domani.

Non dobbiamo arrabbiarci con noi stessi.

Quando ci accorgiamo di esserci allontanati, semplicemente ritorniamo al respiro.

Aria che entra.

Aria che esce.

Ogni volta che torniamo al respiro, stiamo già praticando.

All'inizio possono bastare anche cinque minuti.

Non dobbiamo cercare il silenzio perfetto, né pretendere di non avere pensieri.

Con il tempo possiamo scoprire che quei pochi minuti diventano uno spazio prezioso della nostra giornata.

Per me meditare comincia proprio da qui: sedermi, respirare e concedermi il tempo di non dover fare altro.

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